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Patologia tromboembolica del puerperio


È una malattia che aumenta in gravidanza verso il termine e nel puerperio.
È più frequente nei parti cesarei che in quelli vaginali.
Nei casi gravi può causare embolia polmonare con conseguente morte materna.
Nel tromboembolismo puerperale gli agenti infettivi non svolgono alcun ruolo come invece si ha nella tromboflebite settica.

Eziologia
La stasi, l’aumento della pressione venosa e l’alterazione dei processi coagulativi sono i fattori responsabili di questa patologia.

Sintomi
Locali - edema e rigonfiamento monolaterale dell’arto inferiore che si presenta ingrossato rispetto al contro laterale, è interessato prevalentemente l’arto sinistro.
Generale - febbricola, dolori pelvici, pollachiuria, congestione emorroidaria, eventuale dolore suscitato dall’esplorazione vaginale.
Diagnosi

Oltre ai sintomi viene preso in esame il segno Homan ( dolore al polpaccio spontaneo, dopo compressione o dorsi-flessione del piede per stiramento del tendine di Achille ). Per l’individuazione dei trombi vengono usate indagini ecografiche ( diagnosi delle trombosi delle vene profonde prossimali ) mentre la RM risulta essere un mezzo diagnostico eccellente della trombosi delle venne pelviche.

Complicanze

Varici, insufficienza venosa per danneggiamento delle valvole, embolia polmonare.
L’embolia polmonare insorge a seguito di piccoli sforzi che facilitano la disseminazione dei trombi nel circolo ( quando la paziente si alza dal letto, sforzi defecatori ).
L’embolia polmonare può dare diversi quadri clinici:

decorso fulminante - dolore toracico violento, breve agitazione, morte;
decorso acuto - dolore toracico, insufficienza respiratoria, morte entro alcune ore per insufficienza cardiaca;
decorso subacuto - dolore toracico, dispnea, tachicardia, tosse, febbricola; decorso subclinico - toracoalgie, completa assenza di sintomi.
In caso di assenza di trattamento dell’embolia polmonare si possono avere nel 50% dei casi recidive che talvolta possono anche essere di gravità maggiore.

Terapia

Anticoagulanti orali come la Warfarina non vengono utilizzati in gravidanza perché teratogeni; si utilizza l’Eparina. Il trattamento sarà diversificato in funzione della malattia, se in atto, o della profilassi nelle pazienti a basso od alto rischio nel parto vaginale o cesareo.
(Xagena2010 )

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