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Patologie fetali e della gravidanza: morbillo e rosolia


Morbillo

Il morbillo è una malattia altamente contagiosa trasmessa da un Paramixovirus. E’ caratterizzata da una fase acuta in cui i sintomi sono rappresentati da febbre elevata, esantema tipico, tosse e rinite.

Il contagio è massimo nei primi giorni di malattia, in cui sono presenti viremia e viruria.

In gravidanza la trasmissione verticale avviene per via transplacentare, e si manifesta dopo circa dieci giorni dalla nascita, con aumento della mortalità perinatale.

Durante l’infezione possono insorgere complicazioni polmonari, per cui il morbillo può causare mortalità materna e causare aborto, parto pre-termine e morte fetale endouterina.

In caso di esposizione al contagio è indicata la somministrazione di immunoglobuline, mentre è controindicata la vaccinazione.

Per quanto riguarda il benessere fetale è necessario trattare con antibiotici le eventuali infezioni secondarie, somministrare immunoglobuline al neonato ed effettuare la vaccinazione intorno ai 15 mesi se l’infezione è stata contratta al momento del parto.

Rosolia

La rosolia è una malattia trasmessa da un Togavirus, virus a RNA che penetra nell’organismo attraverso il tratto respiratorio, penetra nei linfonodi cervicali ed entra in circolo determinando viremia massiva.

I sintomi dell’infezione comprendono malessere generale, febbre, esantema maculo-papuloso che si estende progressivamente a tutto il corpo, e talvolta congiuntivite e rinite.

Il virus permane nel rinofaringe per parecchio tempo, per cui il contagio è possibile sia prima della comparsa dell’esantema che molti giorni dopo la sua scomparsa.

Gli anticorpi si sviluppano dopo la comparsa dell’esantema e permangono poi per tutta la vita; è possibile una seconda infezione, anche se rara, in pazienti già vaccinate ma con basso titolo anticorpale.

Per quanto riguarda l’infezione contratta in corso di gravidanza, è necessario segnalare che non sempre avviene il passaggio transplacentare del virus; nei casi in cui questo avviene, inoltre, non sempre è conseguenza di infezione embrio-fetale.

L’infezione fetale può verificarsi in qualunque momento della gravidanza, ma il momento in cui si verifica è molto importante, sia per l’infezione endouterina, sia per il danno fetale, in quanto il rischio di anomalie congenite è molto alto inizialmente, e decresce poi con l’evoluzione della gravidanza.

Le anomalie associate alla rosolia congenita riguardano sordità, difetti oculari di vario genere, anomalie del sistema nervoso centrale ( in particolare microcefalia e ritardo mentale ) e malformazioni cardiache, come pervietà del dotto arterioso, stenosi polmonare, difetto interatriale e interventricolare.

La rosolia neonatale contratta durante il parto o all’allattamento non comporta rischi particolari.

Per quanto riguarda la diagnosi, la forma congenita di rosolia è diagnosticata con l’isolamento del virus, il rilievo delle IgM su sangue fetale mediante cordonocentesi, persistenza di IgG oltre il primo anno di vita o crescente titolo anticorpale in bambini non vaccinati. Possono essere anche utilizzate tecniche di PCR su tessuti fetali.

Per quanto riguarda la prevenzione dell’infezione, invece, bisogna identificare i soggetti a rischio, vaccinare bambini e adolescenti o procedere con rivaccinazione se il titolo anticorpale è basso, con la raccomandazione di evitare il concepimento per un periodo minimo di 3 mesi, benché il virus trasmesso con il vaccino non sia in grado di determinare rosolia congenita.

Infine è opportuno effettuare immunoprofilassi passiva con somministrazione di gamma-globuline specifiche in caso di esposizione al contagio da parte di una donna gravida non immunizzata. ( Xagena2010 )

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